Dicendo montagna, la nostra mente visualizza un paesaggio naturale, un mosaico di prati, alpeggi, boschi, vette e laghi, ricco di biodiversità. Gli itinerari e i sentieri accompagnano alla scoperta di un patrimonio che il territorio del Trentino offre invitando all’escursionismo e all’alpinismo, quali attività che fanno sì bene al corpo, ma anche alla mente.
Della bellezza della montagna e di come affrontarla parliamo con Mauro Graifenberg, farmacista alle Farmacie comunali di Trento, escursionista montano, recentemente diventato operatore del Soccorso alpino.

Il dottor Mauro Graifenberg,
farmacista alle Farmacie comunali
di Trento.
Dottor Graifenberg, che cosa rappresenta per lei la montagna?
Sono nato e cresciuto in mezzo alle montagne sia dal punto di vista geografico sia per la passione della famiglia che me le ha fatte conoscere e vivere. Successivamente anche come atleta di sci di fondo.
In Trentino siamo particolarmente fortunati, avendole “sulla porta di casa” riusciamo ad arrivare in breve tempo in luoghi fantastici dove lo sguardo si perde nel panorama. Che si preferisca camminare nei boschi oppure scalare le vette per godere delle viste impareggiabili, la montagna dona il contatto con la natura e l’aria fresca. Ogni giorno anche la medesima uscita è diversa, è una nuova esperienza da assaporare.
Stando nell’ambiente montano possiamo avere innanzitutto beneficio per il corpo e la mente: ridurre lo stress, migliorare la performance fisica dell’organismo, penso alle malattie metaboliche o alla gestione della glicemia.
Quindi tutti possono, o meglio dovrebbero, andare in montagna?
Tutti, dai più piccini ai più anziani. La bellezza è anche di stare insieme con età diverse e vivere il luogo: ad esempio fare giocare i bambini con l’acqua di un ruscello.
L’importante è affrontarla nel modo giusto e con accorgimenti, dall’abbigliamento alla scelta dell’escursione in base alla propria età ed esperienza. Inoltre, in presenza di patologie (ad esempio diabete o problematiche respiratorie) è opportuno valutare l’itinerario anche rapportandosi con il medico curante.
È giusto ricordare che la montagna è bella ma severa e che in montagna il pericolo non è mai uguale a zero. Un grave errore da evitare è non comunicare la località in cui si andrà: il territorio è vasto quindi, senza indicazioni, l’eventuale ricerca da parte dei soccorritori diventa complessa.
Quali accorgimenti per l’abbigliamento?
L’abbigliamento è legato alla stagione, ma comunque deve essere “a strati” poiché si devono tenere in considerazione eventuali peggioramenti delle condizioni meteorologiche, e il tempo in montagna cambia velocemente. Come sempre si consigliano delle scarpe adatte (non da ginnastica), basse o alte che siano, pensando che si dovranno percorrere chilometri. La montagna è più accessibile a tutti e questo porta ad affrontare escursioni con attrezzature non adatte.
Può essere utile allenarsi?
Andare in montagna si tratta di una uscita aerobica, che richiede un allenamento adeguato. Per una persona sedentaria, prima dell’escursione programmata, è importante fare alcune uscite “semplici” e camminate 2 o 3 volte alla settimana. Oppure praticare nuoto, sport valido per la sua completezza. Anche l’allenamento è utile per massimizzare la bellezza dell’uscita e minimizzare il rischio.
In qualità di farmacista quali sono i consigli che desidera dare ai lettori?
La protezione solare durante tutto l’anno poiché in montagna il sole è intenso soprattutto in base all’altitudine e al luogo, ad esempio un nevaio. Per la medesima ragione, anche gli occhiali da sole.
In estate, evitare di incamminarsi durante le ore più calde e utilizzare un copricapo.
Non dimenticare di prestare attenzione a dove ci si ferma, soprattutto se ci si siede: dove ci sono ammassi di materiale o muretti in pietra potrebbe essersi riparata una vipera oppure potrebbero avere nidificato degli insetti. Se un imenottero (vespa, ape ecc.) ronza attorno a noi non cercare di scacciarlo ma restare immobili e calmi ed evitare movimenti bruschi.
È importante conoscere quali sono i rischi e i comportamenti da assumere per evitare spiacevoli inconvenienti o azioni che peggiorino la situazione. Ricordo, ad esempio, il caso di una signora punta da vespe, giunta in farmacia accompagnata dal marito in un forte stato di agitazione che stava acutizzando la difficoltà respiratoria causata dalla reazione alle punture.
Come protezione dalle punture di insetti è consigliabile utilizzare un repellente specifico e porre molta attenzione anche alle zecche, in particolare per i bambini, scegliendo un abbigliamento coprente.
Per un primo intervento in caso di punture di imenotteri può essere opportuno portare con sé un antistaminico o una crema cortisonica, e – soprattutto se si sa di essere allergici – la penna con adrenalina autoiniettabile.
Eventualmente si può predisporre anche un kit di emergenza, da calibrare in base alla tipologia di escursione e all’altitudine: dal cerotto per le vesciche, alla benda sino alla coperta termica.
Ultimi, ma non meno importanti, cibo e idratazione: sono fondamentali per non compromettere la riuscita dell’escursione a causa di stanchezza.
Se si incontra un animale, come comportarsi?
In luoghi meno frequentati e nelle mezze stagioni, è più facile incontrarli. Fare rumore e parlare aiuta ad annunciarci poiché gli animali tendono ad allontanarsi e non ad aggredire. Possono esserci anche degli strumenti come dei fischietti oppure degli spray come deterrenti che ci possono tranquillizzare.
In chiusura le chiedo di suggerire due itinerari ai lettori di Pharmacom
Per una gita breve nella natura e nella tranquillità montana, penso alla Val di Rabbi, in particolare al giro delle Cascate di Saent immersi nel Parco nazionale dello Stelvio. Si sale lungo il sentiero per raggiungere il punto panoramico a circa 1700 metri di fronte alla seconda cascata, spumeggiante e decisamente spettacolare. I più coraggiosi e allenati possono poi proseguire e, attraversando il caratteristico Pra di Saent (1800 metri), raggiungere il rifugio Dorigoni a quota 2400 metri circa.
Un altro percorso stupendo è quello che unisce la bellezza del Parco nazionale dello Stelvio e della Val di Pejo. È un po’ più impegnativo (simile al tratto che porta al rifugio Dorigoni). Si parte da Malga Mare per raggiunge il rifugio Larcher, a circa 2600 metri, e si può proseguire con un bellissimo anello piano sino alla diga del Careser, ammirando le magnifiche vette e la maestosità dei ghiacciai come il Cevedale.






