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Il tuo pet è pronto alla primavera?

Parola d’ordine prevenzione
di Alexia Ganarin

La primavera porta con sé il risveglio della natura e qualche cambiamento anche per i nostri amici a quattro zampe. In questo articolo parleremo di tre tematiche fondamentali in questa stagione: la muta del pelo, i parassiti esterni e i pericoli nascosti durante le passeggiate all’aperto.

Muta del pelo

Con l’aumento delle temperature, gli animali iniziano a perdere il pelo invernale. Il manto nuovo, meno folto, permette loro di adattarsi meglio alla nuova stagione. Questo fenomeno chiamato muta, è un processo fisiologico che, in condizioni normali, si verifica due volte all’anno, in primavera e in autunno, con una durata generalmente di alcune settimane. La muta è influenzata principalmente dall’esposizione alla luce e dalle variazioni di temperatura. Tuttavia, l’illuminazione artificiale e il riscaldamento domestico possono prolungarne la durata, alterando il normale ritmo stagionale. Soggetti che vivono in ambiente domestico con temperatura costante tendono infatti a presentare una perdita di pelo più continua e graduale.

Questo processo può sembrare innocuo, ma se trascurato può portare a problemi cutanei o intestinali. Ecco alcune strategie per gestire al meglio la muta:

spazzolare frequentemente il pet: usare strumenti adatti al tipo di pelo dell’animale (cardatore, pettine a denti larghi, guanto rimuovi pelo). La spazzolatura stimola la circolazione, rimuove il pelo morto e previene nodi e boli di pelo;

alimentazione equilibrata: un buon apporto di omega 3, omega 6, biotina e zinco favorisce la salute di cute e mantello. A tal proposito può essere utile utilizzare integratori specifici;

igiene regolare: eventuali bagnetti con shampoo delicati aiutano a rimuovere il pelo in eccesso, ma non vanno fatti troppo spesso per non alterare il film protettivo della pelle;

controlli veterinari: se la perdita di pelo è eccessiva, localizzata o associata a prurito e arrossamenti, potrebbe esserci una patologia cutanea o problemi ormonali (es. ipotiroidismo, dermatiti, allergie).

È importante fare particolare attenzione ai nodi e ai boli di pelo.

I gatti, leccandosi durante la muta, possono ingerire grandi quantità di pelo e formare boli gastrointestinali. In genere, i boli vengono eliminati con il vomito o attraverso le feci. Tuttavia, quando diventano troppo grandi o frequenti, possono causare vomito ricorrente, inappetenza, stitichezza, letargia e in casi gravi occlusione intestinale (emergenza veterinaria).

I gatti a pelo lungo, anziani o sedentari ne sono più predisposti, così come quelli che si leccano eccessivamente per ansia o dermatiti. Una spazzolatura regolare riduce la quantità di pelo morto disponibile per l’ingestione. Durante la muta è consigliabile farlo una volta al giorno. Esistono anche crocchette “hairball control” ricche di fibre, che favoriscono il transito intestinale o prodotti a base di malto che aiutano a lubrificare e far scivolare i peli ingeriti.

Nei cani a pelo lungo, bisogna fare attenzione al pelo morto che può annodarsi, provocare irritazioni cutanee o diventare terreno fertile per parassiti come pulci o forfora.

Parassiti esterni

La prevenzione dai parassiti dovrebbe iniziare prima dell’arrivo della primavera, poiché pulci, zecche e flebotomi non attendono il forte caldo per tornare attivi, mettendo a rischio cani e gatti con infestazioni e malattie talvolta gravi. Agire in anticipo consente di ridurre significativamente i pericoli per la salute e di affrontare la primavera con una protezione già efficace.

Le zecche sono parassiti che si nutrono del sangue dell’ospite per passare dallo stadio di larva a quello adulto. Sebbene siano piccole e difficili da individuare prima del pasto, una volta che si sono nutrite aumentano drasticamente di dimensioni.

La pericolosità delle zecche risiede nelle gravi malattie che possono trasmettere sia agli animali che all’uomo, tra cui:

• ehrlichiosi: infezione batterica che causa febbre, letargia, anoressia, apatia, scolo oculo-congiuntivale e ingrossamento dei linfonodi;

• anaplasmosi: infezione batterica che causa febbre alta, perdita dell’appetito, letargia, gonfiori articolari, vomito e diarrea;

• babesiosi (o piroplasmosi): causata da protozoi che colpiscono i globuli rossi; può provocare grave anemia e risultare letale per i cani;

• malattia di Lyme: trasmessa dal batterio Borrelia, colpisce sia uomini che animali con sintomi variabili (apatia, zoppia, febbre) e, nei casi più gravi, può danneggiare organi vitali come reni, cuore e sistema nervoso.

Anche le pulci non vanno sottovalutate, poiché causano diverse patologie:

• teniasi (Dipylidium caninum): Un parassita intestinale che provoca perdita di peso, aumento dell’appetito (dovuti al malassorbimento dei nutrienti), prurito anale e nei casi più gravi diarrea e vomito;

• bartonellosi: Nota nell’uomo come “malattia da graffio del gatto”. Nei felini è spesso asintomatica, mentre nell’uomo causa febbre e dolori articolari;

• dermatite allergica da pulci (DAP): Una reazione alla saliva del parassita che provoca forte prurito, arrossamento e perdita di pelo in cani e gatti.

Un altro importante vettore da considerare è il flebotomo, conosciuto anche come “zanzara dal volo silenzioso”. Questo insetto è responsabile della trasmissione di Leishmania infantum che causa la leishmaniosi, una malattia grave, spesso potenzialmente letale, che colpisce sia il cane sia l’uomo. La leishmaniosi può presentarsi in forma grave o quasi asintomatica. Nei cani si manifesta principalmente con lesioni cutanee, progressiva perdita di pelo (alopecia) accompagnata da desquamazione secca della pelle, ulcere ed erosioni senza prurito, inappetenza e perdita di peso, linfonodi ingrossati, epistassi (sangue dal naso), lesioni oculari e zoppia.

La prevenzione rimane la soluzione più efficace: usare regolarmente antiparassitari, meglio se con effetto repellente, è essenziale. È fondamentale rivolgersi sempre al medico veterinario per scegliere l’antiparassitario più adatto al proprio animale.

Se si notano delle zecche sulla pelle del cane o gatto, si possono rimuovere meccanicamente utilizzando specifiche pinzette. È importante rimuovere l’intero parassita, facendo attenzione a non lasciarne la testa attaccata all’animale. Per maggiore sicurezza, è meglio rivolgersi al veterinario.

Se si nota la presenza di “polvere di caffè” sulla pelle o nel pelo dell’animale, segno tipico dell’infestazione da pulci, potrebbe trattarsi di un’infestazione attiva o pregressa. Qualora si riescano a vedere le pulci a occhio nudo, contattare subito il veterinario per i trattamenti antiparassitari interni ed esterni.

Sarà inoltre fondamentale effettuare una pulizia approfondita dell’ambiente domestico per evitare un’infestazione massiva in casa. È bene controllare soprattutto su tappeti, angoli bui o difficili da raggiungere, e sotto i mobili, alcuni dei luoghi preferiti dalle pulci per deporre le uova. È utile utilizzare una scopa a vapore ad alta temperatura (circa 100°C) e asciugare subito le superfici per prevenire un ambiente umido favorevole allo sviluppo di ulteriori parassiti.

Se il cane o il gatto vivono in giardino, è importante mantenere la zona verde in ordine, tagliando regolarmente l’erba ed evitando accumuli di detriti, foglie secche e rami che creano zone umide e ombrose che rappresentano un habitat perfetto per le zecche. È inoltre essenziale controllare sempre il cane dopo le passeggiate, prestando particolare attenzione a zone come ascelle, cosce, padiglioni auricolari e sotto la coda, luoghi preferiti dai parassiti per annidarsi.

Contrariamente a quanto spesso si crede, anche i gatti domestici possono incorrere in infestazioni parassitarie. Particolare attenzione va rivolta al problema di pulci: possiamo essere noi stessi a trasportarle dall’esterno.

Le pulci possono attaccarsi agli abiti o entrare in casa sotto forma di uova trasportate dalle suole delle scarpe. Una volta schiuse, le pulci adulte trovano nel nostro gatto privo di protezioni un ospite ideale e vulnerabile.

Per questa ragione è consigliabile confrontarsi con il veterinario sull’uso di un antiparassitario periodico anche per i mici che non escono mai.

Attenzione a improvvisare soluzioni fai-da-te: cani e gatti hanno esigenze diverse!

È importante ricordare inoltre che alcuni antiparassitari per cani, come la permetrina, sono altamente tossici e spesso mortali per i felini. I gatti non metabolizzano queste sostanze, causando problemi neurologici che si manifestano sotto forma di ipersalivazione, vomito, diarrea, difficoltà di coordinazione, tremori, pupille contratte (miosi) e crisi epilettiche.

Rischi delle passeggiate primaverili

Le giornate primaverili invogliano a uscire di più, ma attenzione: la natura può nascondere delle insidie per la salute dei nostri animali.

Forasacchi (spighe selvatiche): si attaccano al pelo e possono penetrare in orecchie, naso o zampe causando infezioni, ascessi o perforazioni. Dopo ogni passeggiata controllare bene tra le dita, nelle orecchie e sotto il ventre.

Piante tossiche: gigli, tulipani, azalee e rododendri, sono altamente tossici. Possono causare vomito, diarrea, irritazione di bocca e pelle, fino a danni renali. Attenzione anche a pesticidi, fertilizzanti e diserbanti usati nei giardini.

Api e vespe: possono causare reazioni allergiche importanti. Se si nota gonfiore improvviso o difficoltà respiratoria, correre subito dal veterinario.

Acqua stagnante: bere da pozzanghere o fontane non pulite può esporre l’animale a leptospirosi o parassiti intestinali.

Processionaria: La processionaria del pino è un lepidottero (una farfalla) che, allo stadio larvale, rappresenta una minaccia seria e spesso sottovalutata per i nostri amici a quattro zampe. Con il primo rialzo delle temperature, le larve abbandonano i nidi sugli alberi per scendere a terra, formando le caratteristiche “catene” o processioni.

Il pericolo deriva dai peli urticanti che ricoprono il corpo del bruco. Al contatto, i peli provocano una violenta reazione infiammatoria che può portare a necrosi delle zone di contatto.

I cani sono i più colpiti perché tendono ad annusare o addentare i bruchi per gioco; i gatti sono più guardinghi, ma possono contaminarsi le zampe e ingerire i peli durante la pulizia del pelo (grooming). Se l’animale entra in contatto con una processionaria, i segnali sono solitamente molto rapidi: salivazione eccessiva improvvisa e abbondante (scialorrea), dolore intenso, l’animale appare agitato, strofina il muso a terra o tenta di grattarsi con le zampe, gonfiore della lingua che può diventare enorme e scura, rendendo difficile la respirazione. Nei giorni successivi, le parti della lingua che hanno toccato il bruco possono andare incontro a necrosi e quindi tendono ad annerirsi e letteralmente “staccarsi”. Altri sintomi che si possono notare sono febbre, vomito, inappetenza e, se i peli vengono inalati, gravi difficoltà respiratorie. Il tempo è il fattore più critico. Se si sospetta un contatto sciacquare abbondantemente la bocca o la parte colpita con acqua facendo attenzione a non far ingerire l’acqua di lavaggio, per evitare che le tossine scendano in gola. Correre poi dal veterinario, l’unico che può somministrare i farmaci corretti (cortisonici, antibiotici o antistaminici) per fermare la reazione. Per prevenire il contatto  tra febbraio e maggio, evitare le pinete o i parchi dove si notano i tipici “nidi” di seta bianca sulle cime dei pini. Mantenere il guinzaglio corto nelle zone sospette. E se si vedono nidi o processioni in aree pubbliche, segnalarlo al Comune; la disinfestazione è spesso obbligatoria per legge.