centrale-di-fiesIl sentiero di visita alle Marocche di Dro possiede due accessi. Uno è appena a sud della Centrale idroelettrica di Fies, che si trova lungo il corso del Sarca tra Dro e Pietramurata. Il secondo si trova sulla strada che da Dro va al lago di Cavedine ed è facilmente individuabile per la presenza di un gran piazzale sterrato. I due accessi sono tabellati.

Per una piacevole escursione a piedi si può seguire il percorso tabellato istituito dalla Provincia di Trento: è un anello che può essere portato a termine in circa due ore e mezza – tre ore, con passo tranquillo e tenendo conto di brevi soste per osservare, fotografare, scrivere e riposare.

Le Marocche di Dro sono un colossale ammasso di pietre che forma un unicum paesaggistico del tutto straordinario; in certi tratti la totale assenza di vegetazione le fa assomigliare ad un desolato ambiente lunare.
Si tratta probabilmente del più vasto ambiente di frana delle Alpi, dalla superficie di almeno 13 chilometri quadrati e dall’impressionante volume di un miliardo di metri cubi!
segnaletica-alle-maroccheLe Marocche si sono originate a causa di una serie di frane precipitate dal monte posto sulla destra orografica della Valle del Sarca, il Monte Brento, che oggi mostra chiaramente la superficie di distacco dei materiali. Le frane sono state varie decine, più o meno consistenti, e si sono verificate in un intervallo temporale compreso tra 12000 e forse solo 1000 anni fa. L’origine delle frane viene così spiegata: quando l’immenso ghiacciaio che occupava la vallata del Sarca si ritirò definitivamente, circa 12000 anni fa, i fianchi della valle non più sostenuti dalla sua spinta iniziarono a crollare.

il-lago-soloParte delle Marocche di Dro sono ricoperte da boscaglie di latifoglie, ambienti cespugliati e boschi di pino nero (questi ultimi di origine artificiali, messi a dimora proprio per rimboschire la frana). Ampie porzioni sono però quasi prive di vegetazione e si trova una flora particolarissima, con piantine tipiche delle zone aride sub-mediterranee, molto rare. Nelle fessure delle pietre crescono piante di pino silvestre, che sviluppandosi stentatamente danno vita ad autentici bonsai naturali.
La fauna di questo ambiente “estremo” è composta da un numero limitato di specie, però tutte molto interessanti.

Nelle Marocche, impresse sulla parete di un colossale macigno, sono state rinvenute nel 2000 delle orme di dinosauri. Si tratta di impronte lasciate attorno ai 190 milioni di anni fa da dinosauri diversi, almeno un grosso erbivoro di 6-7 metri di lunghezza e un carnivoro.