la-parte-ancora-attiva-delle-caveLe Cave di Pila si possono raggiungere tranquillamente con i mezzi pubblici.
Da Trento si sale a Villamontagna con l’autobus, si prende poi la Via per Pila, una stradina asfaltata tramite la quale in pochi minuti di cammino si giunge alla zona delle cave.

Le Cave di Pila occupano un grande pianoro sospeso sulla profonda gola del torrente Fersina e dominato dal Doss Castion, una delle propaggini del Monte Calisio.
L’estrazione di pietre da costruzione (calcari ammonitici rossi, calcari grigi e bianchi) risale alla fondazione romana di Trento e alla necessità di disporre di abbondante materiale da costruzione. Le ricerche archeologiche svolte sull’antica città romana indicano che le case, le ville, i palazzi e le mura difensive con le loro porte d’ingresso erano edificate proprio con le pietre delle cave della collina di Trento: Piazzina, Pietrastretta, Centochiavi, Melta, Solteri, Cervara, Muralta, Giardini, Laste, Coste e Pila.
casetta-dei-cavatoriNel Medioevo le cave – chiamate predàre, ebbero un secondo “momento di gloria” grazie alla trasformazione della decadente città romana in città capitale del Principato Vescovile. La costruzione delle case-torre, il castello, le mura civiche, la cattedrale, le chiese pievane e i monasteri, sia urbani che extraurbani, i castelli, attirarono folti gruppi di maestranze immigrate dalla Lombardia e numerosa manodopera locale impegnata nelle cave di pietra e nel trasporto dei materiali da costruzione.
Dalle cave di Pila venne estratta la pietra per la costruzione della chiesa di Civezzano e di molte altre chiese del Trentino.
antico-stemma-degli-scalpelliniLe Cave di Pila rimasero attive fino al secondo dopoguerra, poi furono chiuse. Oggi ne è stata riaperta all’attività estrattiva una parte, per ricavare pietra da usare per la sistemazione del centro storico di Trento.

A breve distanza dalle Cave di Pila c’è il Dosso di Castelvedro.
Vi sorgeva un antica costruzione fortificata edificata per controllare i traffici sull’importantissima strada imperiale romana Claudia Augusta, che passava proprio qua provenendo dalla Valsugana e proseguendo verso nord.
Il Dosso di Castelvedro venne fortificato dagli austroungarici prima della Grande Guerra, costituendo uno degli elementi difensivi posti a proteggere la città di Trento.